1. Già nelle tragedie (specie nel I coro dell'Adelchi) e nella Pentecoste, che sono opere contemporanee alla prima stesura del romanzo (tutte tra il '21 e il '23) si avverte nel Manzoni l'esigenza di un genere letterario che gli consentisse più ampi orizzonti rappresentativi, che gli permettesse di 'portare sulla scena' il popolo, le moltitudini, la gente qualunque, per verificare non solo nei 'grandi' (Adelchi ecc.) l'eco della drammatica condizione umana, divisa fra il bene e il male, il peccato e la redenzione. D'altronde la poetica manzoniana nella Lèttre a Chauvet imposta il rapporto tra poesia e storia in modi tali da lasciar presagire l'interesse dell'autore per una forma letteraria che sia più 'ampia' ed elastica della tradizionale tragedia.
2. Il significato più rilevante, comunque, del passaggio dalle tragedie al romanzo sta nell'aver preferito che il centro dell'opera letteraria fosse occupato non più dai potenti ma dagli umili. Questo accade per la prima volta, nella storia letteraria italiana: in un'opera 'seria' e tragica (perché a livello comico già c'è il protagonismo dei popolani, ma, appunto, come oggetti di riso altrui o comunque in un contesto farsesco) la vicenda è raccontata dal punto di vista dei 'piccoli' (nel senso evangelico). La rivoluzione manzoniana è veramente di straordinaria importanza nella storia della nostra letteratura e, com'è evidente, ha, oltre che un valore estetico, un alto significato morale, educativo, coerentemente, s'intende, con il fine che l'autore assegnava all'attività poetica.
3. L'altro connotato di grandissimo rilievo storico posseduto dal romanzo è la lingua cui Manzoni pervenne dopo la scontentezza manifestata per la prima stesura e le riflessioni critiche cui sottopose la lingua letteraria italiana e la possibilità, per un italiano, di trovare una lingua letteraria che potesse coniugare le qualità del 'nazionale' (tutti i lettori, d'ogni regione) e 'popolare' (tutti i lettori di ogni ceto). Per questo argomento si rinvia al cap. del manuale.
4. ll romanzo è iniziato dall'autore nel 1821, dopo accuratissime ricerche storiografiche e conobbe tre stesure e due edizioni a stampa (1827 e 1840-42) La prima stesura, il Fermo e Lucia, (1821-23) non stampata, contiene già gli ingredienti fondamentali della fabula (vicende e personaggi) ma disposti in maniera diversa rispetto alla stesura definitiva. La differenza più vistosa, però, sta nel carattere, nel tono che caratterizza il Fermo rispetto ai Promessi sposi. Nel primo i critici hanno trovato un clima più drammatico, più mosso, più esasperato (con influssi del romanzo 'nero' nella storia di Gertrude, nella morte di don Rodrigo e nella vicenda dell'Innominato (qui Conte del Sagrato). Così pure alcuni hanno letto il Fermo come un romanzo più contrassegnato dal pessimismo cristiano di tipo giansenista (quale si riflette in Adelchi) e più aperto ad una rappresentazione spregiudicata del male (vedi Gertrude). Insomma ci si chiede se i romanzi siano davvero "due" romanzi o se il primo sia soltanto l'abbozzo del secondo. Qualcuno, addirittura, sembrerebbe preferire il Fermo ai Promessi sposi. Comunque culturalmente scorretta è l'operazione televisiva che ha mescolato le due opere, stravolgendole entrambe. Se è vero, però, che I promessi sposi sono meno agitati e drammatici è dubbio che in essi sia scomparso il pessimismo giansenista sulla storia e sull'uomo. Come si vedrà il romanzo sembra ad alcuni critici (Raimondi, Marchese) ben lontano dal chiudersi con un 'lieto fine'.
5. La narrazione è strutturata in modo complesso, tale da riflettere la stessa complessità della sua struttura ideologica (cioè dei punti di vista e delle problematiche affrontate). Infatti l'autore dichiara (fin dal frontespizio: I promessi sposi, storia del sec. XVII scoperta e rifatta da A. Manzoni) di aver ricavato la storia da un anonimo del 600 e di averla poi 'tradotta' in italiano corrente. Nel romanzo, poi, l'autore dice che forse fu proprio Renzo a raccontare la storia all'anonimo. Dunque la catena del patto narrativo è questa: Renzo - Anonimo - Autore. Senonché i tre narratori corrispondono poi alle tre componenti ideologiche, ai tre punti di vista del romanzo: il popolo, con la sua ingenuità e la sua autenticità, con i suoi valori e la sua fede; l'uomo di potere, che appartiene alle classi egemoni e disprezza la 'gente meccanica' (= i piccoli), tipico esponente della oligarchia dominante nel 600, ma anche metafora di ogni oligarchia di potenti; il narratore ultimo, con la sua fisionomia di credente problematico, di uomo moderno liberale e democratico, con la sua ironia indulgente talvolta, qualche volta spietata e tagliente verso le persone 'd'autorità' che opprimono i semplici.
L'intervento ironico, che rivela l'autore padrone dei suoi personaggi e mediatore fra il mondo narrato e il lettore, al quale egli vuole facilitare il compito di trarre una lezione dai fatti, cioè il "sugo della storia", si rivela attraverso interventi espliciti, oppure nel discorso indiretto che riassume le parole dei personaggi, oppure in un inciso, un aggettivo, un avverbio, molto discretamente. Comunque è sempre presente, dietro le quinte, l'autore, che si assume la responsabilità di 'giudicare'.
I modelli del romanzo il Manzoni non poteva certamente trovarli nella tradizione letteraria italiana. A parte il romanzo avventuroso seicentesco, alle sue spalle Manzoni aveva solo l'Ortis, che è cosa completamente diversa (lirica, enfatica, classicheggiante, eroica) da quella che lui cercava. Spunti, ma solo spunti, poteva offrirli il romanzo francese e inglese del Settecento. Un modello utilizzabile, e utilizzato, invece, fu W.Scott. Ma rispetto a Scott (che gli forniva lo schema narrativo della fusione fra storia e invenzione) il Manzoni fece cosa molto diversa, radicalmente diversa (anche per questo cfr. il manuale). Piuttosto è bene qui ribadire che proprio la mancanza di antecedenti al romanzo fanno sì che I promessi sposi possano essere considerati il primo romanzo italiano moderno e l'avvio della tradizione narrativa realistica europea. Prima di Manzoni nessuno aveva fuso in maniera così artisticamente riuscita la storia e la fantasia, raccontato una storia d'amore e insieme dibattuto problemi storici, ideologici, morali, economici, religiosi ecc.