Per "Peste nera" si intende oggi la grande pandemia che uccise gran parte della popolazione europea durante il XIV secolo. Nel medioevo non si usava questa denominazione, e si parlava della "grande morìa" o della "grande pestilenza". Furono cronisti danesi e svedesi a impiegare per primi il termine "morte nera" (mors atra, che in realtà deve essere intesa come "morte atroce") riferendolo alla peste del 1347-53, per sottolineare il terrore e le devastazioni di questa epidemia. "Nero" è quindi impiegato in senso metaforico. Anche se il termine odierno per indicare la peste in norvegese è "den svarte dauden".
Nel 1832 questa definizione venne ripresa dal medico tedesco J.F.K. Hecker. Il suo articolo sull'epidemia di peste del 1347-1353, intitolato "La morte nera", ebbe grande risonanza, anche perché venne pubblicato durante un'epidemia di colera. L'articolo fu tradotto in inglese nel 1833 e pubblicato numerose volte. Da allora i termini "Black Death" o "Schwarzer Tod" (Morte nera) vennero impiegati, soprattutto nelle aree anglofone e germanofone, per indicare l'epidemia di peste del XIV secolo.
Nel 1331, circa 600 anni dopo l'ultima epidemia europea di peste, questa compare nell' impero cinese e di lì cominciò il suo cammino verso l'Europa. L'area di origine della pandemia sembra esser stata quella regione dell'Asia centrale a cavallo del Pamir, dell'Altaj e del Tannu-Tuva. La causa scatenante parrebbe esser stata la moria di roditori, in quelle regioni, dovuta alla scarsità di cibo conseguente all'irrigidimento delle condizioni climatiche. In assenza di roditori, le pulci, vettori del bacillo della peste, affamate attaccarono anche l'uomo e gli altri mammiferi. Il tutto venne aggravato dal fatto che i rifiuti, abbondanti ed a cielo aperto nelle città medioevali, attrassero i roditori affamati, sia selvatici che domestici. Infine, l'efficiente sistema di comunicazioni dell'impero monogolo propagò il contagio in poco tempo da un capo all'altro del continente asiatico, fino all'Europa che - geograficamente - altro non è che una propaggine dell'Asia.
Nel 1338 o 1339 raggiunse le comunità afferenti alle Chiese orientali cristiane assire presso il lago di Issyk kul, nell'odierno Kirghizistan. Le prime testimonianze scritte circa l'epidemia sono state rinvenute proprio presso questo lago, che costituiva una tappa obbligata sul cammino della Via della Seta. Nel 1345 si segnalarono i primi casi a Sarai sul Volga meridionale ed in Crimea. Nel 1346 la peste fece le prime vittime ad Astrakhan. Lo stesso anno il morbo raggiunse i confini dell'Europa di allora. L'Orda d'Oro assediava Caffa (attuale Fedosiia), porto in mano ai Genovesi, nella penisola di Crimea. La peste raggiunse la città al seguito dell'Orda d'Oro: le cronache dell'epoca riportano (ma forse è più una leggenda che la realtà) che gli assedianti gettavano con le catapulte i cadaveri degli appestati entro le mura della città. Gli abitanti di Caffa avrebbero immediatamente gettato in mare i corpi. Forse la peste entrò in città proprio in questo modo; d'altro canto il contagio poteva avvenire anche attraverso i ratti.
Una volta a Caffa, la peste fu introdotta nella vasta rete commerciale dei genovesi, che si estendeva su tutto il Mediterraneo. A bordo delle navi, nel 1347 il contagio raggiunse Costantinopoli, Il Cairo e Messina. La città siciliana fu la prima di tutto il Mediterraneo e della penisola italica ad essere sconvolta dall'epidemia. E di là, nei quattro anni successivi, si diffuse in tutta Europa, dapprima per mare e poi anche per via di terra. L'Egitto trasmise la peste alla Nubia (Sudan) ed all'Africa centrale. Le prime regioni europee ad esser contagiata furono gli Urali, il Caucaso, la Crimea, e la Turchia.
- Gli equipaggi infetti delle navi trasportarono il contagio da Genova a Marsiglia, da dove la peste risalì la valle del Rodano verso nord. Dopo poco tempo raggiunse la Linguadoca e Montpellier, nell'agosto 1348 anche Carcassonne, Bordeaux, Aix-en-Provence e Avignone, dove nei primi tre giorni del contagio morirono 1800 persone. All'epoca Avignone era la sede papale, ed una delle principali città europee. La peste aveva raggiunto in marzo Tolosa e in maggio Parigi. Anche Spagna, Marocco, Tunisia e Portogallo vennero contagiate via mare dalle galee genovesi. Nel contempo, da Costantinopoli, la peste si trasmise alla Grecia, alla Bulgaria, alla Romania ed in tutti i Balcani.
- L'Italia venne contagiata da tre direzioni: dalla Sicilia venne contagiata tutta l'Italia Meridionale ed il Lazio. Da Genova venne contagiata tutta la Lombardia, il Piemonte, la Svizzera. Da Venezia venne contagiata l'Emilia Romagna, la Toscana, il Veneto, L'Istria e la Dalmazia.
- Dall'Asia centrale, la peste invase l'India e la Persia. Dalla Persia si riversò in Mesopotamia, Siria, Israele ed Arabia. I cronisti arabi scrivono che quegli anni rappresentavano "Il periodo della distruzione". Attraverso l'antica Via delle Spezie tutta la Penisola Arabica prima, l'Eritrea assieme all'Etiopia ed alla Somalia poi vennero contagiate entro il 1349.
- Da Venezia la peste, passando per il Brennero, raggiunse l'Austria: la morte nera comparve prima in Carinzia, quindi in Stiria, ed infine Vienna. Vienna fu l'unica città in cui ogni moribondo ricevette l'estrema unzione.
- Dalla Francia settentrionale le direttrici del contagio furono verso l'Inghilterra Meridionale e verso il Belgio e l'Olanda.
- Dall'Inghilterra il contagio si diresse verso la Scozia, l'Irlanda e la Scandinavia.
- Dall'Olanda e dall'Austria il contagio attanagliò le valli del Reno e del Danubio, coinvolgendo Germania, Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia.
- Dalla Germania venne contagiata la Danimarca e dalla Danimarca venne esportata la peste alle sue dipendenze d'oltremare, Islanda e Groenlandia.
- Dalla Polonia l'epidemia penetrò nei Paesi Baltici, in Finlandia ed in Russia (già in parte raggiunta dall'epidemia della Mongolia e dell'Ucraina).
Per limitare i rischi di contagio, dopo il 1347 le navi, sulle quali si sospettava la presenza di peste, venivano messe in isolamento per 40 giorni (quarantena, dal francese "une quarantaine de jours"). La quarantena poteva impedire che gli equipaggi mettessero piede a terra, ma non impediva che lo facessero i ratti, contribuendo così alla diffusione della malattia.
Si calcola che la Peste nera uccise tra i 20 e i 25 milioni di persone, un terzo della popolazione europea dell'epoca. Per le vittime in Asia e Africa mancano fonti certe. Le cifre devono venir considerate con prudenza, perché le testimonanianze dei contemporanei riportano numeri probabilmente esagerati, per esprimere il terrore e la crudeltà di questa pandemia. Per esempio, ad Avignone i cronisti dell'epoca stimarono fino a 120.000 morti, quando Avignone, a quei tempi, non contava più di 50.000 abitanti.
Più delle cifre sono i destini individuali a dare un'idea concreta delle devastazioni della peste: Agnolo di Tura, cronista senese, lamentava di non trovare più nessuno che seppellisse i morti, e di aver dovuto seppellire con le proprie mani i suoi cinque figli. John Clyn, l'ultimo monaco ancora in vita in un convento irlandese a Kilkenny, metteva sulla carta, poco prima di morire egli stesso di peste, la sua speranza che all'epidemia sopravvivesse almeno un uomo, che potesse continuare la cronaca della peste che egli aveva cominciato. Giovanni Villani, cronista fiorentino, venne stroncato dalla peste in maniera tanto repentina che la sua cronaca si interrompe a metà di una frase. A Venezia morirono 20 medici su 24, ad Amburgo 16 membri del consiglio cittadino su 20. A Londra morirono tutti i mastri della corporazione dei sarti e dei cappellai. Un terzo dei notai di Francia morì, così come un terzo dei cardinali riuniti ad Avignone.
La Peste nera non colpì tutta Europa con la stessa intensità: alcune (rare) zone rimasero quasi immuni dal contagio (come alcune regioni della Polonia, il Belgio e Praga), altre invece furono quasi spopolate. In Italia la peste risparmiò Milano, mentre a Firenze uccise quattro quinti degli abitanti. In Germania invece, mentre il meridione venne prevalentemente risparmiato, Amburgo, Brema e Colonia vennero colpite in maniera massiccia dall'epidemia. Gli effetti sulla popolazione furono senz'altro più gravi in Francia e in Italia che in Germania. In Scandinavia ebbe un effetto disastroso; specialmente in Norvegia, dove la pandemia colpì così tanto la popolazione da lasciarla senza sovrani. Fu in quel momento che i tre regni nordici: Danimarca, Norvegia e Svezia s'unirono sotto la guida della regina Margrete I di Danimarca.
Furono necessari alcuni secoli perché la popolazione europea ritornasse alla densità precedente la pandemia. David Herlihy nota che il numero degli abitanti dell'Europa cessò di calare solo nei primi decenni del XV secolo, e che nei cinquant'anni successivi rimase stabile, per poi riprendere lentamente ad aumentare attorno al 1460.





